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Storia

"UN ENTE CHE GUARDA AL FUTURO" (di Geppino D'Amico)

   Un articolo "Storico..."
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La Comunità Montana del Vallo di Diano si accinge a festeggiare i primi venticinque anni di attività. È nata, infatti, nel febbraio del 1975 a seguito dell’applicazione della legge 3 dicembre 1971, n. 1102, recante norme atte a promuovere lo sviluppo delle zone montane. Racchiude in sé i quattordici comuni del Vallo di Diano (Padula, Montesano sulla Marcellana, Casalbuono, Sanza, Buonabitacolo, Sala Consilina, Sassano, Monte San Giacomo, Teggiano, San Rufo, San Pietro al Tanagro, Sant’Arsenio, Polla e Atena Lucana) ai quali solo recentemente si è aggiunta Pertosa.

Il primo presidente fu  il professore Andrea De Laurentiis (democristiano, per anni sindaco di Sassano) che guidò una giunta sostenuta da democristiani e socialisti e composta da Gerardo Ritorto di Polla, Raffaele  Totaro e Pasquale Tacelli di Monte San Giacomo, Lucio Gallo di Padula, Valentino Mea di Teggiano, Vincenzo Alliegro di San Pietro al Tanagro (socialisti), Corrado Pandolfo di Sant’Arsenio, Raffaele Annunziata di Atena Lucana, Antonio Savino di Teggiano, Felice Arenare di Sanza e Pietro Marmo di Casalbuono. Quale sede provvisoria (poi diventata definitiva con l’approvazione del primo Statuto) dell’Ente fu scelta la Certosa di Padula. Le cronache del tempo riferiscono che quella decisa dal primo consiglio generale fu “una scelta di civiltà svincolata dalle alchimie politiche e dalle debolezze municipalistiche”. Fu in quella occasione che la Certosa di San Lorenzo ottenne per la prima volta dal Vallo di Diano, per il tramite delle sue rappresentanze politiche, il contributo ad essa dovuto. Fu quella decisione a segnare il cambiamento di rotta nella storia di un monumento che tutti ci invidiano e che per troppi anni era rimasto nell’oblìo e nell’abbandono. Non fu, perciò, un caso se come gonfalone dell’Ente fu assunto un particolare del monumentale complesso cartusiano con uno sfondo di montagna su campo giallo e verde.

Un altro momento importante nella vita dell’Ente è senza dubbio legato alla approvazione dello Statuto con il quale venivano poste le basi per uno sviluppo del territorio tale da restituire alle popolazioni quelle condizioni socio-economiche che, per patrimonio potenziale, doveva avere da sempre. Una visione globale dei problemi, un riequilibrio all’interno delle zone omogenee con interventi più forti nei comuni a debole preesistenza, hanno permesso l’avvio di una diversa programmazione.

La data di approvazione dello Statuto (27 febbraio 1976) è da considerarsi storica in quanto degna di essere inserita nel calendario della storia “delle terre e delle popolazioni che sono assorbite  nella sua competenza”.

Fu in quel periodo che furono gettate le basi per importanti progetti: si cominciò a parlare della necessità di istituire un nucleo industriale tra Polla e Atena Lucana e, soprattutto, della necessità di incentivare le correnti turistiche raccordando le potenzialità di monumenti prestigiosi e ricchi di storia quali la Certosa di San Lorenzo, il Centro Storico e il Castello dei Sanseverino di Teggiano, l’Abbazia di Cadossa, i Conventi Francescani di Padula e Polla, le Grotte di Pertosa e le Terme di Montesano; fu allora che furono esaminate per la prima volta le possibilità agro-turistiche della montagna e, in particolare, del Monte Cervati che oggi, insieme a buona parte del comprensorio, occupa un posto di rilievo nel del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano. Dopo Umberto De Laurentiis si sono succeduti alla guida dell’Ente Comunitario i presidenti Gerardo Ritorto, Enrico Quaranta, Michele Manzolillo, Enrico Zambrotti e Corrado Pandolfo, in carica dal 1994.

Nel corso degli anni non sono mai stati accantonati i problemi della zootecnia a cominciare dal programma di risanamento zootecnico del Vallo di Diano con particolare riguardo alla brucellosi, avviato nel 1979; furono istituiti i primi consultori familiari ed i primi servizi sociali. Negli anni ’90 l’Ente si dotò anche di un proprio organo di informazione, IL CORRIERE DEL VALLO, che poté contare sulla collaborazione di noti giornalisti e studiosi non soltanto del Vallo di Diano.

Fin dall’inizio, quindi, l’attività amministrativa fu molto diversificata e, soprattutto, non furono trascurate la cultura e le attività editoriali. Fu allora che videro la luce importanti pubblicazioni di storia, di cultura e di economia. Tra queste merita di essere segnalato il volume La Comunità Montana del Vallo di Diano di Ugo Tortolani, titolare della cattedra di Geografia Politica presso l’Università di Salerno. Pubblicato nel 1979,  fu adottato come libro di testo presso il medesimo Ateneo e si segnalò subito all’attenzione degli studiosi quale primo tentativo di studio di una zona interna del Salernitano che, attraverso le iniziative del suo giovane Ente, stava predisponendo le linee guida del proprio sviluppo socio-economico.

Nel 1982 fu pubblicato A l’us’andicu di Antonio Tortorella, dedicato alle tradizioni nel Vallo di Diano. Ma l’opera più importante rimane senza dubbio la Storia del Vallo di Diano, purtroppo rimasta incompleta (furono pubblicati soltanto i primi tre volumi in quattro tomi) a causa della scomparsa dell’Editore Pietro La Veglia, anch’Egli figlio del Vallo di Diano. È opportuno, in proposito, segnalare che la nuova gestione della casa editrice ha già in cantiere un altro volume dedicato alla storia dell’arte che dovrebbe vedere la luce entro il 2002 sempre con il contributo della Comunità Montana.

Un discorso a parte va fatto per il volume di Paolo Portoghesi Il progetto della Città Vallo di Diano, pubblicato nel 1981 con testo in italiano e in inglese. Le illustrazioni riproducono in gran parte i pannelli della mostra, inauguratasi nella Certosa di Padula il 7 giugno 1980, e successivamente allestita in altre città d’Italia e ancora in Francia, Belgio e negli Stati Uniti. Inoltre, venivano illustrate le indagini eseguite nel quadro del piano socio-economico di sviluppo del Vallo di Diano redatto da una equipe coordinata dallo stesso professore Portoghesi. Erano gli anni in cui sembrava che l’utopia (il Vallo una sola città, senza centro e senza periferia) potesse concretizzarsi per l’omogeneità del comprensorio e a seguito della nascita della Comunità Montana. Non a caso, nel programma delle attività comunitarie del 1976 si legge: ”La Comunità Montana del Vallo di Diano è un raro esempio di zona veramente omogenea. Se si opera con impegno e lungimiranza si potrà veramente dare vita alla Città del Vallo di Diano”.

Oggi, alle soglie del terzo millennio, sempre la Comunità Montana, mantenendo ferma l’idea ne sta modificando il modello di attuazione difendendo comunque l’identità del Vallo.

Il resto è storia di oggi, una storia che, però, già guarda al futuro attraverso interventi di carattere territoriale. Iniziative come i Patti Territoriali (già finanziati sia quello per l’industria che quello per l’agricoltura), il Sistema Informativo Territoriale dei Comuni appartenenti alla Comunità Montana (interamente finanziato e parzialmente realizzato), il Progetto Integrato Territoriale “Certosa di Padula ed il sistema culturale-turistico del Vallo di Diano” (in corso di finanziamento), gli itinerari naturalistici del Vallo (parzialmente finanziato) il centro direzionale ed  ambientale (interamente finanziato), sostegno e sviluppo di un modello di imprenditorialità giovanile (finanziato).

 


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